Ombre cinesi su Obama
Che cosa hanno in comune la gerontocrazia al plutonio della Corea del nord, i talebani che dalle montagne pachistane provano a marciare verso i palazzi della capitale per sgozzare il governo troppo laico, le industrie americane in sofferenza e il dollaro debole, che s’appresta a diventare ex moneta di riserva mondiale? Risposta da un miliardo e mezzo di persone: la Cina.

La stessa influenza prepotente della Cina si applica all’economia americana e al dollaro. La Cina non può essere contrariata, è seduta su una montagna di debito americano in buoni del Tesoro, le sue industrie sono troppo aggressive sul mercato, perché meno vincolate da regolamenti e perché hanno manovalanza in stato di semischiavitù, e lo yuan cinese, come ha avvertito Nouriel Roubini sul New York Times dieci giorni fa, potrebbe cacciare il dollaro dal podio di valuta di riserva del mondo. L’Amministrazione americana è perfettamente consapevole che tutte le soluzioni, tutti i bottoni che vorrebbe premere, sono concentrati nella stessa sala di comando a Pechino. E però, per adesso, non ha la minima idea di come accedervi.